Non è più come prima.

Un esergo infelice nel principiare l’oratoria con un confronto tra due filoni scientifici, il loro diverso tentar di definire l’amore, e i comportamenti connessi ad esso.

La neuroscienza è una di quelle discipline che studia accadimenti biologicamente reali e fondati, in quanto tale è una scienza pressoché esatta, comunque con un’alta percentuale di dimostrabilità reale dei concetti enunciati.
La psicologia, in quanto ristretta all’ambito del pensiero e del sentimento umano, è per definizione indimostrabile e non universale nella totalità dei suoi assunti.
La prima sancisce -tra le varie scoperte e analisi- la necessità fondamentale di stimoli nuovi in ogni attività umana, in base all’osservazione del comportamento e della produzione di dopamina, e quindi restringe fisiologicamente i tempi e la durata dell’esperienza amorosa.
La seconda tenta di comprendere e dimostrare le ragioni e gli effetti dei comportamenti umani, utile nel dare sollievo e risposte a singoli individui, ma non altrettanto rilevante in senso generale e antropologico.
Alla luce di questo preambolo diventa fuorviante semplificare e restringere l’amore e il tradimento ad atti che si riducono unicamente al rapporto con l’altro -alla nostra idealizzazione di esso o alla capacità invece di una matura analisi della realtà- e al semplice senso di libertà egoistica che si contrappone a tale rapporto.
Hanno più complicatamente a che fare con ciò che profondamente siamo e vogliamo, principalmente con la scoperta del nostro personale senso del tempo e dell’eternità, lo scandire del tempo come ognuno di noi lo percepisce e primariamente la percezione dell’eternità e del suo significato così come l’essere umano singolarmente lo elabora e interiorizza.
Il raffronto tra uomo e animale rafforza questa visione in quanto l’animale non si pone il problema di tradimento e perdono, proprio perché il suo istinto amatore è temporalmente stagionale e periodico, essendo il suo senso di eternità basicamente legato alla riproduzione e alla sopravvivenza della specie.
Per noi umani la profonda conoscenza dei nostri tempi e del nostro orologio interiore, e soprattutto la consapevolezza del nostro individuale rapporto con l’eternità -con tutti i viscerali significati e risposte che questi comportano-, ci rendono capaci di riconoscere quale può essere il vero amore per noi e ci indicano la via per costruirlo e portarlo avanti seriamente.
Ivi compreso il perdono, che in un percorso così delineato diviene il profondo riconoscimento della dimensione dell’altro e del ‘due in uno’, ma soprattutto la seconda opportunità -nell’ottica appunto dell’eterno costruire attraverso un ciclico rinnovarsi- che diamo a noi stessi prima ancora che alla persona amata.

“Il vero amore pensa all’istante e all’eternità, ma mai alla durata”. – Friedrich Wilhelm Nietzsche.

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